
Le imprese del settore agricolo hanno ancora pochi giorni per richiedere il credito d’imposta riconosciuto sugli acquisti di carburante effettuati nella primavera del 2026. La misura riguarda le spese sostenute per gasolio e benzina destinati alle attività agricole e, in determinati casi, anche al riscaldamento delle serre.
La finestra per presentare le domande è già aperta e la scadenza fissata per la trasmissione delle istanze è il 30 settembre 2026. La procedura è telematica e le richieste devono essere inoltrate secondo le modalità stabilite dal Ministero dell’Agricoltura e gestite attraverso il sistema informativo previsto per il settore.
L’agevolazione è stata introdotta per attenuare l’impatto dei costi sostenuti dalle imprese agricole per l’approvvigionamento di carburante. Il beneficio assume la forma di un credito d’imposta e riguarda gli acquisti effettuati dal 1° marzo al 31 maggio 2026.
Non tutti gli acquisti di carburante, però, possono essere inseriti nella richiesta. Il combustibile deve essere stato destinato a determinate attività e attrezzature utilizzate nell’ambito dell’impresa. Tra gli impieghi ammessi rientrano l’alimentazione dei trattori e delle macchine agricole, degli impianti di irrigazione e dei gruppi elettrogeni utilizzati dall’azienda. Il beneficio può riguardare inoltre il carburante destinato al riscaldamento delle serre.
La misura interessa un’ampia platea di operatori. Possono rientrare nel beneficio le imprese agricole, comprese quelle che operano nel settore delle coltivazioni, dell’allevamento, della silvicoltura e delle attività forestali. Sono inoltre contemplate determinate imprese ittiche e agro-meccaniche, quando svolgono le attività previste dalla disciplina.
Il requisito fondamentale non è quindi soltanto quello di avere sostenuto una spesa per il gasolio o la benzina, ma di aver utilizzato il carburante per finalità rientranti nell’ambito individuato dalla normativa.
Per le imprese agricole, il carburante può essere stato utilizzato, per esempio, per i trattori impiegati nella lavorazione dei terreni, nelle operazioni di semina e raccolta oppure per le macchine agricole operatrici. Sono comprese anche le macchine semoventi e trainate utilizzate nello svolgimento delle attività aziendali.
Possono inoltre essere considerate le spese relative a macchinari specificamente destinati alle lavorazioni agricole, ai sollevatori telescopici a uso esclusivamente agricolo, agli impianti di irrigazione e ai gruppi elettrogeni impiegati nell’azienda. La disciplina comprende anche il carburante utilizzato per il riscaldamento delle serre destinate alla produzione.
Il credito viene calcolato sulle spese ammissibili sostenute nel periodo stabilito dalla norma. Il limite previsto dalla disciplina è pari al 20% della spesa considerata agevolabile, ma la percentuale effettivamente riconosciuta potrà essere rideterminata qualora l’ammontare complessivo delle richieste superi le risorse disponibili.
Il decreto ministeriale stabilisce infatti che, dopo la chiusura della fase di presentazione delle domande, verrà determinato l’importo complessivo richiesto dalle imprese ammesse. Se le richieste resteranno entro lo stanziamento disponibile, il beneficio potrà essere riconosciuto entro il limite previsto dalla legge. Nel caso contrario, l’aliquota sarà ridotta proporzionalmente per distribuire le risorse tra i beneficiari.
Questo significa che presentare una domanda corretta non equivale necessariamente a ottenere un credito pari al 20% di tutte le spese dichiarate. L’importo definitivo dipenderà infatti dal risultato del riparto effettuato dopo la conclusione della finestra per le richieste.
Per accedere all’agevolazione l’impresa deve inoltre possedere determinati requisiti amministrativi. Tra le condizioni indicate per la partecipazione figurano l’iscrizione nel Registro delle Imprese e la regolarità contributiva. L’impresa non deve inoltre trovarsi in situazioni incompatibili con l’accesso alla misura, come la liquidazione volontaria o determinate procedure concorsuali.
Un passaggio particolarmente importante riguarda la documentazione che deve accompagnare la domanda. Il decreto prevede che il richiedente alleghi le fatture relative agli acquisti di gasolio e benzina effettuati nel periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 maggio 2026.
Non è però sufficiente dimostrare che l’acquisto sia stato effettuato. Occorre anche dimostrare il pagamento delle fatture. La documentazione ministeriale indica infatti la necessità di presentare la quietanza oppure un altro documento idoneo a comprovare l’avvenuto pagamento.
Tra i documenti richiesti rientra inoltre l’estratto del libretto di controllo del carburante relativo al periodo interessato dal contributo. Si tratta di un elemento importante perché consente di collegare gli acquisti effettuati all’utilizzo del carburante nell’attività per la quale viene richiesto il credito.
La domanda deve quindi essere preparata verificando con attenzione la corrispondenza tra fatture, pagamenti, quantità di carburante acquistate e destinazione del combustibile. Eventuali incongruenze nella documentazione possono infatti creare problemi nella fase di verifica della richiesta.
L’istanza viene trasmessa telematicamente attraverso il sistema indicato per la misura. L’accesso può essere effettuato direttamente dall’impresa utilizzando le credenziali digitali previste oppure attraverso un Centro di Assistenza Agricola, che può supportare l’azienda nella compilazione e nella trasmissione della domanda. Il sistema di riferimento è il SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale.
All’interno della domanda devono essere riportate le informazioni relative agli acquisti effettuati. In particolare, devono essere individuate le fatture elettroniche di riferimento, gli importi delle spese al netto dell’IVA e i quantitativi di carburante acquistati.
L’impresa deve inoltre indicare il credito richiesto e attestare che il carburante sia stato effettivamente destinato agli utilizzi ammessi dalla normativa. La dichiarazione assume quindi un ruolo centrale nella procedura, perché l’azienda deve assumersi la responsabilità della correttezza delle informazioni trasmesse.
Il termine ultimo è fissato al 30 settembre 2026. Entro la stessa data è possibile intervenire sulla domanda già trasmessa: il decreto consente infatti di presentare una nuova comunicazione destinata a sostituire integralmente quella precedente. In questo caso l’ultima domanda validamente trasmessa prende il posto delle precedenti.
Sempre entro il termine previsto è possibile anche rinunciare integralmente al credito d’imposta precedentemente richiesto. La scadenza, quindi, non riguarda soltanto la prima presentazione dell’istanza, ma anche eventuali correzioni o rinunce effettuate secondo le procedure previste.
Dopo il 30 settembre inizierà la fase successiva, durante la quale saranno analizzate le domande e determinato l’ammontare complessivo delle richieste ammissibili. Soltanto a quel punto sarà possibile stabilire l’aliquota effettivamente applicabile qualora le risorse disponibili non siano sufficienti a riconoscere a tutti il credito nella misura massima prevista.
Il decreto prevede anche una disciplina specifica per i benefici di importo particolarmente elevato. Per le imprese che abbiano diritto a un credito superiore a 150.000 euro, l’utilizzo del beneficio è subordinato agli adempimenti previsti dalla normativa antimafia. In determinate condizioni, trascorso il termine previsto dalla disciplina, il credito può essere utilizzato sotto condizione risolutiva secondo quanto stabilito dal decreto.
Una volta determinato l’importo spettante, il credito d’imposta potrà essere utilizzato secondo le modalità previste dalla normativa. La fase di riparto è quindi fondamentale anche per capire quale sarà l’effettivo vantaggio economico riconosciuto a ciascuna azienda.
Per le imprese interessate, la priorità in questa fase è quindi raccogliere tutta la documentazione necessaria e verificare che gli acquisti effettuati tra marzo e maggio siano effettivamente riconducibili agli utilizzi ammessi. È inoltre opportuno controllare che le fatture risultino correttamente registrate e che siano disponibili le prove dei relativi pagamenti.
Un controllo particolare deve essere riservato anche al libretto di controllo del carburante. La sua documentazione costituisce infatti uno degli elementi espressamente richiesti dalla disciplina ministeriale e deve riferirsi al periodo per il quale viene richiesto il credito.
Il bonus, quindi, non consiste in un rimborso diretto delle somme pagate per il carburante. Si tratta di un credito d’imposta che consente all’impresa di recuperare, nei limiti e secondo le modalità previste, una parte delle spese ammissibili sostenute nel periodo individuato dalla norma.
La misura si inserisce nel quadro degli interventi adottati nel 2026 per sostenere il settore agricolo di fronte all’aumento dei costi di produzione. Il Ministero dell’Agricoltura ha pubblicato il decreto attuativo e le relative informazioni nella sezione dedicata alla meccanizzazione agricola, rendendo disponibili anche le FAQ per le imprese interessate.
Chi intende beneficiare dell’agevolazione deve quindi prestare attenzione soprattutto alla data del 30 settembre. Dopo quella scadenza non sarà più possibile presentare una nuova domanda secondo la finestra prevista dal decreto, né sostituire integralmente l’istanza già inviata.
La procedura richiede dunque di non arrivare agli ultimi giorni senza avere prima verificato la documentazione. Fatture, pagamenti, quantità di carburante, destinazione d’uso e dati dell’impresa devono essere coerenti con quanto richiesto dalla disciplina.
Il passaggio successivo sarà rappresentato dal riparto delle risorse. Solo dopo la conclusione della fase di presentazione delle domande sarà possibile conoscere l’eventuale riduzione della percentuale applicabile e, di conseguenza, il valore effettivo del credito riconosciuto alle singole imprese.
Per le aziende agricole che hanno sostenuto spese ammissibili nel periodo previsto, quindi, il 30 settembre 2026 rappresenta la scadenza da segnare in calendario. La domanda deve essere presentata attraverso la procedura telematica prevista e corredata dalla documentazione richiesta, mentre l’importo definitivo del credito sarà determinato sulla base delle regole di riparto stabilite dal Ministero.
Fonti: Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, decreto attuativo e FAQ sul credito d’imposta per l’acquisto di gasolio e benzina; documentazione ministeriale relativa alla misura; Money.it, articolo dell’11 settembre 2026 sul bonus carburante agricolo.
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